9 Dicembre 2011 - Fino al 5.2.12 al Priamar mostra di Antonio Agostani

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9 Dicembre 2011 - Fino al 5.2.12 al Priamar mostra di Antonio Agostani

agostani

Antonio Agostani, il pittore del tormento: sabato 10 dicembre 2011 alle ore 11 si inaugura la mostra dell'artista savonese nelle sale del Palazzo del Commissario alla Fortezza del Priamar. Fino al 5 febbraio 2012.

Savona, Fortezza del Priamàr - Palazzo del Commissario Dal 10 dicembre 2011 al 5 febbraio 2012
Inaugurazione: sabato 10 dicembre, ore 11

Orario di apertura con ingresso libero: giovedi e venerdì 14,30-17,30
sabato e domenica 10,30-12,30/14,30-17,30
lunedì 19 e 26 dicembre e 2 gennaio: 10,30-12,30/14,30-17,30
Catalogo disponibile in mostra

Organizzazione: “Associazione Lino Berzoini . Centro per lo studio e la promozione dell’Arte”, in collaborazione con il Comune di Savona, Settore attività culturali, turistiche e educative

La mostra si avvale della collaborazione, e patrocinio del Comune di Savona, del contributo della Fondazione “A. De Mari-Cassa di Risparmio di Savona”, del patrocinio di Regione Liguria, Provincia di Savona e Comune di Pareto (AL).

La mostra ed il catalogo sono stati curati da Carla Bracco e Lorenzo Zunino; il progetto grafico da Maria Gilda Falco, la stampa del catalogo da Lizea Arti grafiche,Acqui Terme (AL)

La mostra è stata realizzata anche grazie alla collaborazione della Pinacoteca Civica che ospiterà due appuntamenti di approfondimento ad alcune tematiche dell’opera di Agostani:

venerdì 11 dicembre, ore 16,30:
Lorenzo ZUNINO, Antonio Agostani, u figu bùzu
Palazzo Gavotti, Pinacoteca Civica-Sala Conferenze

venerdì 13 gennaio, ore 16,30:
CARLA BRACCO LORENZO ZUNINO, Attraverso la testimonianza di Franco Dante TIGLIO: i sette Artisti de “La Goletta”
Palazzo Gavotti, Pinacoteca Civica-Sala Conferenze

L’evento espositivo vuole rendere omaggio all’artista savonese Antonio Agostani (1897-1997) molto conosciuto ed apprezzato nel capoluogo ma anche sul resto del territorio nazionale. Dopo l’ultima retrospettiva, organizzata nel ‘78 dal Comune di Savona, nella Sala Consiliare, ad un anno dalla sua scomparsa, nessuna rassegna ha più analizzato la complessa personalità dell’artista e la sua evoluzione pittorica E’ quindi di grande attualità una mostra antologica che ribadisca ai Savonesi ed agli appassionati in genere l’importanza dell’opera del maestro e che faccia il punto sull’intero percorso artistico in base ai recenti studi ed alle scoperte di un interessante patrimonio inedito.
La mostra intende offrire un’immagine esaustiva della sua produzione artistica, dipinti e disegni, dagli inizi degli anni ’20 alla metà degli anni ’70 del XX secolo per illustrare un Maestro che si allontana da ogni genere di classificazione preconcetta. Influenzato inizialmente da Arturo Martini e mossosi sulla scia della pittura figurativa e di paesaggio del primo Novecento, individua ben presto un proprio stile all’insegna della libertà più assoluta. Libertà da imposizioni accademiche e da correnti artistiche in auge, dalla ricerca di consensi e denaro, e volontà di esprimere l’umana sofferenza, che accompagna da sempre la sua vita e la sua visione del mondo espressa nella scelta dei soggetti, nella loro rappresentazione, nella gamma dei colori.
Soprattutto nella produzione del secondo dopoguerra le dure esperienze vissute accrescono la ricercata solitudine e l’agognato isolamento artistico che solo raramente tradisce. E’ questa la sua arte più nota e personale, quella legata al tormento interiore: le tele iniziano a popolarsi di figure tratte dal mondo dei sofferenti e degli emarginati che vedono la scena a tinte fosche, declinanti verso il buio della notte e l’orrore della morte. I soggetti sono personaggi pensosi o, sovente, sospesi tra la vita e la morte, il corpo scolpito dalla malattia o dalla fame. Il suo immaginario si riempie di figure macabre, scheletri danzanti, donne emaciate o reiette dalla società, vecchi spiritati che ballano una danza macabra, oscillante tra cinismo e ironia. Il tratto è deciso e il soggetto centrale, dimentico di sé, si staglia con guizzi di viola, ocra, verde e bianco su uno sfondo monocromo e cupo che dai toni marroni e grigi arriva al nero.Anche le scene di paesaggio si adeguano al suo sentire: sono prediletti i paesaggi autunnali o invernali, campagne deserte, isolati casolari immersi in ovattate nevicate, in cui predominano colori spenti ed un’abbondante uso del bianco sporco. La rassegna offre anche l’occasione per conoscere ed avvicinarsi agli artisti che con Agostani diedero vita, dal 1946 al ’47, al gruppo de “La Goletta” – Berzoini, Collina, Cuneo, De Salvo, Gambetta e Pacetti – qui rappresentati da una selezione di opere tra gli anni ’30 agli anni ’50 del Novecento.

Antonio Agostani (Savona 1897 -1977)
Artista tra i più amati nel contesto non solo ligure, Agostani, prima come uomo e poi come pittore, si allontana da ogni genere di classificazione preconcetta. Vissuto nel quartiere della vecchia darsena del porto, dedica la sua esistenza alla pittura, cui si avvicina da ragazzino, con una vocazione istintiva. Dopo l’esperienza della Prima Guerra Mondiale e della ritirata di Caporetto, che gli inculca un’avversione verso la vita militare e il governo dominante, ritorna a Savona, dove si dedica alla pittura alternandola a piccoli lavoretti che gli consentono di mantenere la famiglia. La frequentazione dell’ambiente artistico savonese e, soprattutto, l’amicizia con Arturo Martini, favoriscono la sua vocazione autodidatta e la presenza alle importanti rassegne nazionali e internazionali nonostante il carattere schivo e poco propenso ad apparire e a promuoversi: nel ’31 esordisce alla “Mostra del Sindacato fascista della Liguria”, a Genova, suscitando un certo interesse e favore di critica. Dopo il “Premio Bagutta Spotorno “ del ’38 e ’39, e la partecipazione alla “III Quadriennale d’arte nazionale di Roma”, ottiene l’onore dell’acquisto di un suo dipinto dal Governatorato di Roma e sempre nel ’39 partecipa con successo al “Premio Bergamo”. In occasione di alcune manifestazioni il consenso è rinnovato anche nel difficile periodo della Seconda Guerra Mondiale, che lo vedrà schierato tra le fila partigiane, e confermato nel 1942 con l’acquisto di una sua opera alla Regia Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Alla fine del conflitto, pur dovendo scontare un periodo in carcere, partecipa con alcuni amici artisti - Cuneo, De Salvo, Gambetta, Berzoini, Collina e Pacetti - al Gruppo “La Goletta” con il quale espone tra 1946 e ’47 a Savona, Novara, Genova e Torino. Progressivamente la condivisione dell’umana sofferenza e il tormento che sempre lo accompagna contraddistinguono uno stile sempre più personale: i quadri si popolano di personaggi sofferenti –vecchi, emarginati, malati, poveri – ritratti in atteggiamento pensoso o disperato immobili su uno sfondo cupo, quasi monocromo. Nell’ultimo ventennio è presente in numerose mostre personali e collettive: tra le rassegne monografiche si ricordano quelle presso la “Galleria S. Andrea” (Savona,1956 e 1961) e la “Galleria La Fontana” (Savona,1963) oltre all’esposizione alla “Galleria Spotorno” di Milano nel ’60; tra le collettive possiamo citare “Pittura ligure degli anni ‘30” (Albisola Superiore, Galleria Pescetto,1963), “Maestri Savonesi” (Savona, Galleria Fontana, 1971), “L’arte nella Riviera di Ponente” (Savona, Palazzo Comunale, 1977).