Teatro Comunale Chiabrera

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Teatro Comunale Chiabrera

Chiabrera

La stagione artistica si articola in quattro rassegne per sessantacinque rappresentazioni. Il programma della prosa comprende quattordici titoli con il consueto interscambio tra teatro, cinema e televisione e la “circolarità” di molti degli interpreti tra i tre mondi, da Alessio Boni a Vinicio Marchioni, da Giuseppe Zeno ad Ambra Angiolini, da Luisa Ranieri a Massimiliano Gallo, da Ale & Franz a Stefania Rocca e la presenza di alcune significative figure del teatro italiano, da Gabriele Lavia a Geppy Gleijeses, da Moni Ovadia a Leo Gullotta unitamente a due protagonisti, su lati opposti, del dibattito culturale nazionale quali Michele Serra e Vittorio Sgarbi. Tanti i testi di autori contemporanei da Peter Shaffer a Johnna Adams, da Terence Rattigan a Mark Haddon nella riscrittura di Simon Stephens, da Maurizio De Giovanni a Francesco Niccolini nel libero adattamento del “Don Chisciotte” cervantino e a Leo Muscato che scompone e ricrea il “Romeo e Giulietta” shakespeariano mentre Gabriele Lavia resta saldamente ancorato ai “Canti” leopardiani. Due gli omaggi al cinema con cammini inversi: “Amadeus”, universalmente noto per il film di Milos Forman, è in realtà partito dal testo teatrale di Peter Shaffer mentre “I Soliti Ignoti”, grande classico del cinema italiano di Mario Monicelli è la prima riscrittura teatrale della sceneggiatura di Monicelli, Cecchi D'Amico, Age&Scarpelli. Apre la stagione “Don Chisciotte” nell'adattamento di Francesco Niccolini del celebre romanzo di Cervantes, con drammaturgia e regia a più mani a partire da quelle del protagonista Alessio Boni in un'inedita coppia con un Sancho assai singolare, l'attrice turca Serra Yilmez, nota per le sue partecipazioni a film di Ferzan Özpetek. Lo spettacolo, vero successo della scorsa stagione, riesce in due ore a trasmettere il senso del romanzo e delle sue inesauste domande sui confini della fantasia e dell'ideale etico. “Amadeus” è la pièce teatrale scritta nel 1978 dal drammaturgo inglese Peter Shaffer e diventata film di grande successo nel 1984 per la regia di Milos Forman. Non interessato alla verità storica (inesistenti i contrasti con Salieri, leggendario l'avvelenamento di Mozart, ecc.) il testo si interroga, piuttosto, sulla “gratuità” e inesprimibilità del genio e la sua inarrivabilità da parte di chi possiede “solo” il talento. Questa edizione, che si avvale della presenza non comune di un padre e figlio nella vita reale, Geppy (Salieri) e Lorenzo Gleijeses (Mozart), con i suoi possibili riverberi interpretativi, è affidata alla regia di un cineasta di fama internazionale quale Andrei Konchalovskij. “Pensaci, Giacomino!”, tra i testi pirandelliani (1916) non troppo frequentati, mancava dal 1994 (protagonista Ernesto Calindri). Eppure l'acre denuncia del perbenismo e bigottismo di una società dell'apparenza non sembra proprio così lontana. E la lotta, prima solitaria, del professor Toti, un Leo Gullotta ammirevole tra ironia e drammaticità, per far comprendere al giovane Giacomino i reali valori della vita e quindi portarlo ad assumere le sue responsabilità di uomo e padre, dischiude una speranza finale così rara nel pensiero dello scrittore agrigentino. Un inedito appuntamento con la grande tradizione del cinema italiano è la prima versione teatrale, a cura di Antonio Grosso e Pier Paolo Piciarelli, della sceneggiatura di Mario Monicelli, Suso Cecchi D'Amico e Age & Scarpelli, de “I Soliti Ignoti”, film del 1958 di Mario Monicelli entrato nella storia del costume. Toccherà alla regia di Vinicio Marchioni, anche protagonista con Giuseppe Zeno, il compito non facile di governare la sua “banda” mantenendosi in equilibrio tra divertimento e sentimento, tra fedeltà e novità. Con “The Deep Blue Sea”, un testo dell'inglese Terence Rattigan del 1952 molto rappresentato nel Regno Unito (anche nel 2016 al National Theatre londinese), Luca Zingaretti e Luisa Ranieri hanno scelto, lo scorso anno, di tornare a teatro lui nelle vesti di produttore e regista e lei in quelle della protagonista. Il “profondo mare blu” è quello nel quale Hester rischierà di inabissarsi per amore dopo aver lasciato la confortevole condizione di moglie dell'”upper middle class”. Che cosa, ciascuno di noi, è disposto a sacrificare per un (nuovo) amore? Ancora una volta il “femminile” saprà dare la risposta. Maurizio De Giovanni, assai noto per la serie del Commissario Ricciardi e de “I bastardi di Pizzofalcone”, ha scritto la sua prima commedia, “Il silenzio grande”, e l'ha affidata alla regia di Alessandro Gassmann. Lo spettacolo ha debuttato al recente Napoli Festival con Massimiliano Gallo nei panni dello scrittore Valerio e Stefania Rocca in quelli della moglie. Uno scrittore che non pubblica più niente da vent'anni, chiuso in una stanza foderata di libri in una casa troppo grande che, ormai, tocca vendere. La vita dei figli che irrompe con la loro richiesta di ascolto, una fedele e protettiva cameriera, una moglie che cerca di comunicare. Ma, come rivelerà il colpo di scena finale, il “grande silenzio” è quello che ammutolisce le famiglie, ne separa i sentimenti e rende incapaci di dirsi in tempo quello che sarebbe stato, invece, necessario. “Nati sotto contraria stella” è una riscrittura originale del “Romeo e Giulietta” shakespeariano realizzata oltre dieci anni fa da Leo Muscato, anche regista, e ampiamente lodata dalla critica negli allestimenti precedenti. Sette vecchi comici girovaghi, al maschile secondo lo spirito elisabettiano, capitanati ora da Ale & Franz, si incaricano di recitare la “dolorosa storia” a tutti ben nota, e nonostante il rubarsi o perdere le battute, i suggerimenti intempestivi, i piccoli battibecchi, le gelosie e le ripicche, il racconto che procede pur comicamente involontario, approda all'”autenticità” del teatro e si consegna alla commozione. “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon è stato, fin dal suo apparire nel 2003, un best seller mondiale. Nel 2013 è stato oggetto di una fortunata riscrittura teatrale da parte di Simon Stephens (sette Laurence Olivier Awards, in scena ancora lo scorso anno a Londra) soprattutto per la capacità drammaturgica di distribuire ai vari personaggi il racconto che nel romanzo è affidato alla sola voce del protagonista. Lo scorso anno il Teatro dell'Elfo, con la regia di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni arricchita dei video di Francesco Forgia, ne ha realizzata un'edizione apprezzatissima anche dal pubblico più giovanile grazie alla presenza di uno straordinario Daniele Fedeli. L'indagine di Christopher, quindicenne con la Sindrome di Asperger, partendo dalla morte del cane Wellington arriverà a chiarire un mistero molto più importante che gli consentirà, grazie ai suoi amati numeri, un accomodamento con la realtà prossima ventura. Alla stagione “maggiore” si aggiunge, come sempre, un ciclo di spettacoli assai diversi tra loro per temi e forme espressive. Gabriele Lavia torna mettendosi “a servizio” dei “Canti” di Leopardi, nel bicentenario de “L’infinito”, in un percorso che mette in luce la sua profonda conoscenza critica ed adesione alla poetica dell'autore marchigiano mentre Lucilla Giagnoni porta a compimento la sua “esalogia” con “Magnificat” ultima tappa di una ricerca sulla forza generatrice del Femminile partita dalla dantesca “Vergine Madre” (che, per l'occasione, sarà replicata in testa al dittico) e che ha attraversato, tra i tanti, Omero e Sofocle, “Apocalisse” e Shakespeare, S. Francesco d'Assisi e Collodi, Cervantes e Ariosto. Spetta ad Ambra Angiolini e Ludovica Modugno cercare di sciogliere “Il nodo” (2012) dell'americana Johnna Adams, un testo a due molto urticante e per niente consolatorio sulla responsabilità degli educatori (genitori, insegnanti) nel tempo del web e dei social mentre Moni Ovadia con la sua “band” celebra i venticinque anni di “Oylem Goylem” in una nuova incursione tra musica klezmer e l'indomabile “witz” ebraico proprio nel Giorno della Memoria. Chiudono il programma due proposte “eccentriche” e di universi opposti: Vittorio Sgarbi ora alle prese, per il quinto centenario della scomparsa, con Raffaello e Michele Serra che con disincantata ironia, parlando della sua quotidiana “bottega di scrittura”, disegna un vitale affresco della nostra contemporaneità. Per l'operetta Corrado Abbati riprende “Il pipistrello” di Johann Strauss figlio, uno dei massimi capolavori “danubiani” secondo per allestimenti alla sola “Vedova allegra”, al quale affianca, per il centenario, la toscana “Acqua cheta” di Giuseppe Pietri, mentre Stefano Giaroli si misura, per la prima volta, con la rara “Una notte a Venezia” anch'essa di Johann Strauss figlio. Due gli appuntamenti con il Balletto di Milano, il natalizio “Schiaccianoci” čajkovskiano e un percorso originale e stimolante lungo il Novecento francese, da quello anteguerra con l'immancabile Boléro alla Parigi degli anni cinquanta degli chansonniers, da Brel alla Piaf ad Aznavour in una fresca e seducente coreografia che ha valso ad Adriana Mortelliti il Premio Danza Rieti. La stagione musicale, particolarmente importante, affianca pianisti e formazioni cameristiche di rango internazionale con la dovuta attenzione alla ricorrenza nel 2020 dei 250 anni dalla nascita di Beethoven ed un programma Mozart-Salieri in congiunzione con le rappresentazioni di “Amadeus”. Per Beethoven si avrà la possibilità di ascoltare tre sinfonie in assai diverse forme: la Sofia Sinfonietta, titolato complesso bulgaro, eseguirà con l'organico consueto la Sinfonia n. 3 “Eroica”, successivamente I Solisti di Zagabria, formazione storica con tour in tutto il mondo in oltre sessanta anni di attività, con la stella croata Martina Filjak, Premio Cleveland, Viotti e Canals, eseguiranno la Sinfonia n. 1 nella trascrizione per archi realizzata dal loro primo violino Sreten Krstić (già “konzertmeister” dei Münchner Philharmoniker) e il Concerto n. 3 per pianoforte ed infine uno dei più celebri e longevi duo pianistici europei, Bruno Canino ed Antonio Ballista, proporranno (come nel 1985!) la Sinfonia n. 9 nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt. A completare l'omaggio a Beethoven, Vitaly Pisarenko, pianista russo-ucraino, ora londinese, Premio Liszt 2008 eseguirà a contrasto le sonate “Tempesta” e “Chiaro di luna” oltre all'amato ungherese e Chopin. Molto originale ed accattivante il programma di Giuseppe Albanese, già ospite con orchestra, in un “invito alla danza” da Weber alla “Coppelia” di Delibes, dalla Suite de “Lo Schiaccianoci” čajkovskiano a quella de “L'uccello di fuoco” di Stravinskij fino a “La Valse” di Ravel. A seguire le date di “Amadeus”, Camerata Ducale e Guido Rimonda, con il suo Stradivari “Le noir”, sono impegnati in un programma mozartiano che prende per mano il pubblico dalla “Serenata Notturna” al Concerto n. 3 per violino e che include un omaggio, contenuto ma significativo, allo “sconfitto” Antonio Salieri. Aprono e chiudono la stagione gli appuntamenti più significativi: in coda tornano le “Quattro Stagioni” di Vivaldi, assenti dal 1993, con Gli Incogniti della violinista francese Amandine Beyer, uno dei gruppi più importanti a livello internazionale nell'interpretazione barocca pluripremiato dalla critica discografica specializzata; in testa un altro dei concerti dei “maestri” del pianoforte che hanno caratterizzato ogni anno le stagioni, il russo Arcadi Volodos in un programma “colto” che intreccia musica e letteratura tra la “Humoreske” di Schumann che richiama Jean Paul e il Liszt dei Sonetti del Petrarca, del mito di Ero e Leandro e dei Fioretti di S. Francesco.

 

Il Direttore del Teatro

Roberto Bosi

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